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CIAMPELLI, IL PORTO D’ASCOLI E QUELLA PROMESSA DA PAPA’

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Salvezza centrata alla prima stagione in serie D per il Porto d’Ascoli di Davide Ciampelli: “L’avevo promesso a mio figlio Gianmaria e i papà non possono non mantenere le promesse. Senza il calcio non so se ce l’avrei fatta..."

Giovedì 18 maggio 2022
di Nicola Agostini

Domenica 15 maggio 2022. L’arbitro Esposito di Napoli fischia la fine di Vastese-Porto d’Ascoli e Davide Ciampelli resta fisso a guardare il cielo prima di venire sommerso dall’abbraccio della panchina e dei giocatori in campo. Lo 0-0 di Vasto vale la salvezza matematica, con 90 minuti di anticipo, ottavo posto del suo Porto d’Ascoli alla prima storica apparizione in serie D in un girone di ferro. Ma qui l’aspetto sportivo è la cosa che conta meno, se non fosse per quella promessa fatta al suo piccolo Gianmaria che la vita gli ha portato via a soli 6 anni, lo scorso 15 luglio. Un’estate da inferno, con gli unici sorrisi che arrivano da Michelangelo, il fratello di Gianmaria, che scorrazza per casa rincorso da mamma Mariasole. Una famiglia distrutta. Una famiglia che un mese prima di quel tragico evento, se ne tornava felice da San Benedetto del Tronto, facendo festa in macchina, con il papà che aveva appena vinto il campionato di Eccellenza. Poi, in un pomeriggio, la vita cambia.
“Non volevo più allenare – racconta Davide - non ce la facevo. La mancanza di Gianmaria si faceva sentire troppo. Non avevo più la forza per fare niente. L’ho comunicato alla società e mi hanno detto: “Torna quando te la senti. Il nostro allenatore sei tu”.
Ai primi di agosto il Porto d’Ascoli inizia la preparazione senza Davide. “Ho avuto la fortuna di avere un gruppo di collaboratori straordinari che non smetterò mai di ringraziare. Il mio vice Riccardo Bogliari, il match analyst Andrea Brizi, l’allenatore dei portieri Francesco Terrani, il preparatore atletico Oscar Piergallini e il fisioterapista Simone Oddi. “Stai tranquillo, ci pensiamo noi, mi ripetevano”.
I messaggi dei ragazzi, un gruppo straordinario. E la società, anzi, la mia seconda famiglia. Capodanno, Pasqua, li ho passati con mia moglie e mio figlio a casa del presidente Vittorio Massi, solo per dare l’idea. Ad inizio settembre mia moglie mi ha detto: “Vengo a San Benedetto con te, ma tu devi ricominciare. Gianmaria vuole fare il tifo per te tutte le domeniche”. E siamo ripartiti. Tutti insieme. Ma mai come stavolta hanno fatto tutto gli altri perché io, all’inizio soprattutto, non avevo le forze. Per fortuna è andata bene. Domenica giocheremo l’ultima partita contro una corazzata come il Fano che ha bisogno di punti per salvarsi. Se la Sambenedettese dovesse perdere e noi dovesssimo vincere, avremmo fatto gli stessi punti. Come se Perugia e Castel del Piano facessero gli stessi punti in un campionato di serie D”.

Una piccola favola a lieto fine per chi continua a vivere un dolore incredibile. “Ma io ancora oggi mi vedo Gianmaria che festeggia con noi, in quel campo, come facevamo, tutti insieme, un anno fa. Era diventato la mascotte del Porto d’Ascoli. Diceva sempre: “Papà, io tifo Porto d’Ascoli, Juve e Italia”.
Beh, quest’anno solo il Porto d’Ascoli gli ha regalato soddisfazioni… “Ma i papà – sorride Davide - a cosa servono se non a questo?”. Ah, è ora di tagliare la barba un’altra volta, papà. Non te lo scordare…

Nella foto, da sinistra, il ds Pierluigi Traini, Davide Ciampelli e il presidente Vittorio Massi

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