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TEMPESTA: “SMETTO DAVVERO, NON VOGLIO FARE IL VECCHIONE”

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Il difensore del Castel del Piano appende gli scarpini al chiodo alla soglia dei 38 anni: “Non potrei allenarmi come voglio per motivi di lavoro e allora... Maddaloni un maestro, Zuppardo l'osso più duro. Quella volta che Poggiani...”

Venerdì 2 giugno 2017
di Nicola Agostini

“Ho già comprato il chiodo. Stavolta non si torna indietro”. Leonardo Tempesta lascia il calcio giocato alla soglia dei 38 anni che compirà il prossimo 16 agosto. Il difensore del Castel del Piano ha deciso di appendere i fatidici scarpini dopo 540 partite fra Eccellenza, serie D, C2 e C1 di cui 75 da professionista con le maglie di Juve Stabia, Gubbio, Cavese e Frosinone.
ASSICURATORE A TEMPO PIENO - “E' arrivato il momento di dare priorità al lavoro e alla famiglia. Quando avevo 23 anni – precisa Tempesta - la cosa che mi faceva imbestialire era vedere quei vecchioni di 38 anni che non si allenavano sempre e alla fine era come se rubassero il rimborso. Ecco, non voglio che i miei compagni mi vedano così. Però so già che, per motivi di lavoro, dovrei saltare sempre uno dei quattro allenamenti settimanali e che magari arriverei sempre a pochi minuti dall'inizio dell'allenamento. Non farei le cose per bene e allora, per come sono fatto io, preferisco smettere”.
CHI GLIELO DICE A ENZO - A Castel del Piano sarebbero anche disposti a chiudere un occhio pur di convincere Tempesta a giocare un altro anno ma il buon Leo ormai ha deciso. “L'ho comunicato alla società, ai ragazzi e alla mia famiglia. Mi dispiace davvero perché, ad esempio, Fabrizio Timbri su tutti ha cercato di convincermi e lo ringrazio in maniera particolare. La cosa più difficile però è stato dirlo al papà”.
Già, Enzo, sempre presente, tutte le domeniche. “In 20 anni di pallone, dai Pulcini all'ultima gara con l'Angelana, credo si sia perso 10 partite, non più. Se avessi un figlio e decidesse di giocare a calcio vorrei seguirlo come lui ha seguito me. Ma, a differenza sua, non me la prenderei con gli arbitri... Sapere che lui c'era sempre mi ha dato tanta forza. Non gliel'ho mai detto ma è così. Comunque, tornando seri, penso che adesso lo porterò come accompagnatore”.
MISTER TEMPESTA - Sì perché la carriera di Leonardo da allenatore è già iniziata con i piccoli del Castel del Piano. “Dai bimbi comunque c'è da imparare ad ogni allenamento, sono fantastici”. C'è chi giura però che Ciucarelli voglia tenerlo nello spogliatoio a tutti i costi come vice. “Ma quale vice? – sorride – negli ultimi due anni e mezzo ho allenato io, mica il Ciuca? Non ne abbiamo parlato. Vedremo. Certo che se penso di non fare più le cene del giovedì o gli scherzi nello spogliatoio, mi prende un po' male”.
DAL VIRUS INTESTINALE AL MAESTRO DELLA DIFESA - Leonardo Tempesta o per meglio dire uno dei giocatori più benvoluti dai suoi compagni di squadra. Il primo a stare allo scherzo, un esempio per il modo di allenarsi e per la concentrazione nei 90 minuti. “La cosa più clamorosa che mi è capitata? A Deruta, contro il Gavorrano. Calcio d'angolo a nostro favore. Vedo Marco Poggiani che schizza come un razzo nello spogliatoio per un attacco di diarrea. Ripartenza del Gavorrano, calcio d'angolo per loro e abbiamo subito gol. Ancora mi ricordo la faccia di Ciccio (Schenardi ndr) a fine partita...”.
Il miglior allenatore mai avuto? “Senza togliere nulla agli altri dico Massimiliano Maddaloni, storico vice di Lippi, ora Ct dell'Under 22 cinese. Quel poco di carriera che ho fatto la devo soprattutto a lui. Il secondo anno a Cecina ha perso tutta l'estate ad insegnarmi un'idea di difesa che per me era completamente nuova. Non guardare solo l'uomo. Guarda la palla e anticipa i movimenti. Nel 2006 era un marziano per la serie D”.
L'attaccante più difficile da marcare? “Parlo dei dilettanti anche perché fra i pro è passato troppo tempo e con la vecchiaia dimentico. Liborio Zuppardo: contro di lui era sempre dura. Ma anche Marco Marri era meglio averlo come compagno che come avversario”.
Il compagno di squadra più forte? “Gaetano Fontana alla Juve Stabia. Sapeva un quarto d'ora prima dove mettere la palla”.
Ai tuoi bimbi cosa dici? “Divertitevi. Perché il calcio prima di tutto deve essere divertimento ma fatto in maniera seria. Sennò fate come me e smettete subito”.
Propositi per la domenica? “Stare più tempo con la mia piccola Costanza e con Chiara. Poi ho un'idea che mi frulla in testa da un po'. Mi metto ad arbitrare, voglio fare il corso. Sarei curioso di sapere papà cosa ne pensa...”. Mai come stavolta, triplice fischio... tra gli applausi.

Nella foto, by Manuali, Leonardo Tempesta

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